Forum Comunità Educanti Catania

Percorsi di contrasto alla povertà educativa

Giovani e periferie

Su Openpolis un’analisi approfondita sulle disuguaglianze educative e sociali nelle grandi aree urbane del nostro Paese.

Nei giorni scorsi è stata pubblicata una nuova ricerca curata da Openpolis e Con i Bambini dedicata alla condizione dei giovani nelle periferie delle grandi città italiane. Il rapporto affronta una questione tanto complessa quanto urgente:
come vivono ragazze e ragazzi che crescono lontano dai centri urbani e quali differenze esistono, in termini di
opportunità sociali, economiche ed educative, tra chi cresce in centro e chi in periferia.
Il tema del disagio giovanile è tornato con forza al centro del dibattito pubblico soprattutto a partire dalla pandemia.
Fenomeni come la dispersione scolastica, la povertà educativa e l’inattività giovanile sono oggi più visibili, ma il rischio resta quello di una lettura distorta, oscillante tra allarmismo e sottovalutazione. Per questo, sottolineano gli autori del report, partire dai dati è l’unico modo per orientare correttamente il dibattito e costruire risposte efficaci.

Disagio giovanile: un fenomeno multidimensionale

La ricerca mette in luce come il disagio che attraversa gli adolescenti non sia riconducibile a una sola causa, ma sia il risultato dell’intreccio tra fattori economici, educativi e sociali. Un primo elemento riguarda le condizioni delle famiglie con figli. In Italia, da oltre quindici anni, la probabilità di trovarsi in povertà assoluta cresce al diminuire dell’età, e nel 2024 quasi il 14% dei minori di 18 anni vive in questa condizione.
La povertà economica è strettamente legata alla povertà educativa: crescere in famiglie con minori risorse significa spesso avere un accesso ridotto alle opportunità educative, culturali e sociali, con effetti diretti sui percorsi scolastici.
Nonostante il calo degli abbandoni scolastici precoci registrato negli ultimi anni, resta elevata la cosiddetta dispersione scolastica implicita, che riguarda gli studenti che completano il percorso di studi senza raggiungere competenze adeguate. I dati Invalsi mostrano come questo fenomeno colpisca in modo più marcato gli studenti provenienti da famiglie con status socio-economico e culturale più basso e presenti forti divari territoriali, in particolare tra nord e sud del paese.

Le città e il peso delle disuguaglianze territoriali

Il report dedica un’attenzione specifica alle grandi città, evidenziando come i dati medi comunali spesso nascondano profonde disuguaglianze interne. Per questo l’analisi scende fino al livello dei municipi e dei quartieri, mostrando come all’interno dello stesso comune possano coesistere situazioni molto diverse.
Nei 14 comuni capoluogo di città metropolitana analizzati, le condizioni di maggiore fragilità si concentrano prevalentemente nel Mezzogiorno. In particolare, Catania, Napoli e Palermo presentano le percentuali più alte di famiglie con figli in potenziale disagio economico, valori nettamente superiori rispetto a quelli registrati nelle città del centro-nord.

 

Catania: povertà, scuola e inattività giovanile

All’interno di questo quadro, Catania emerge come uno dei casi più critici. Secondo i dati riportati nello studio, il 6,2% delle famiglie con figli si trova in una condizione di potenziale disagio economico, una quota che in alcuni municipi
della città supera il 9%. Si tratta di nuclei in cui la persona di riferimento non è occupata né pensionata, una condizione che si associa spesso a una forte vulnerabilità sociale. Le difficoltà economiche si riflettono direttamente sui percorsi educativi. A Catania oltre un quarto dei giovani tra i 18 e i 24 anni ha lasciato il sistema di istruzione e formazione prima di conseguire un diploma o una qualifica. La situazione appare ancora più critica se si considerano i giovani con genitori privi di diploma: in questo caso l’abbandono scolastico precoce raggiunge il 36,5%.
Anche sul fronte delle competenze emergono dati preoccupanti. Già al termine della scuola media, il 22,1% degli studenti catanesi presenta livelli molto bassi di competenza in italiano. Se si includono anche gli studenti con risultati deboli, oltre la metà dei ragazzi conclude il primo ciclo di istruzione con competenze non pienamente adeguate per affrontare le scuole superiori.
Queste fragilità si riflettono infine nella condizione dei giovani Neet. Catania registra la quota più alta tra i capoluoghi metropolitani: oltre il 35% dei giovani tra i 15 e i 29 anni non studia e non lavora, un dato che evidenzia il legame tra condizioni di partenza familiari, percorsi scolastici e opportunità nella vita adulta.

Una base di conoscenza per politiche mirate

L’analisi proposta da Openpolis e Con i Bambini non si limita a fotografare il disagio, ma sottolinea la necessità di
politiche pubbliche basate su dati locali e interventi mirati, capaci di rispondere alle specificità dei singoli territori.
Rafforzare il ruolo della scuola come presidio educativo e sociale, ampliare l’accesso alle opportunità formative e culturali e ridurre i divari tra centro e periferia sono passaggi fondamentali per contrastare la povertà educativa e il disagio giovanile.
La ricerca completa è disponibile sul sito di Openpolis e offre un’analisi dettagliata città per città e quartiere per quartiere.

 

Qui il link al report completo: https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/12/report_2025_giovani_e_periferie_HD.pdf

Fonti: Openpolis – Con i Bambini su dati Istat (Censimento permanente della popolazione e delle abitazioni;
dati per la Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni delle città e delle periferie), Invalsi (prove standardizzate nazionali), Almadiploma, Transcrime – Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità del Ministero della Giustizia.

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